La femminanza - Antonella Mollicone (Editrice Nord, 2025)




Voglio lasciarti il filo di qualcosa. Dei passaggi tra la vita e la morte a cui hai assistito tante volte. Hai visto la forza dell’inizio e il conto della fine. E in mezzo ci stanno le storie. Fili. Tutti uniti.

È una femminanza assetata e selvaggia, che tramanda la natura delle cose. […] È una corda di sapere, una libertà di pensare, accogliere, fare pace e lottare fino all’ultimo sangue. Una libertà di creare la propria vita, di nutrire il cordone tra la nascita e la morte.



Cosi scrive Antonella Mollicone, nella parte finale del suo lungo romanzo. Qui è racchiusa tutta l’essenza di una storia caleidoscopica, che intreccia le vite intime e personalissime dei personaggi alla Storia raccontata nei libri.


La narrazione si snoda lungo un periodo piuttosto ampio, che va dal primo al secondo dopoguerra. Camilla, orfana di madre e con un passato che la tormenta, si fa guidare dalla più anziana Peppina in due mestieri lontanissimi eppure vicinissimi: levatrice e chiudiocchi, colei che aiuta la vita a uscire fuori e colei che aiuta le persone a morire in pace. In mezzo, c’è la Cerchia di donne che si riunisce di sera: la Cerchia in cui si cuce, si chiacchiera, si rivela ciò che è più intimo, si cerca di guarire le ferite dell’anima. Attraverso queste donne passa una conoscenza ancestrale e quasi magica, fatta di intrugli di erbe medicamentose, di parole curatrici, di riflessioni profonde, di aspirazione alla libertà di essere. La femminilità diventa femminanza, che è qualcosa di molto di più: è l’unione delle anime che possiedono il più vero e profondo femminino, quello che si lega alla prepotenza della Natura, alla forza ancestrale con cui la vita si affaccia al mondo e al mistero più cupo, quello in cui nessuno vuole mettere le mani, la morte. La femminanza unisce la Cerchia di donne come se fosse un cordone ombelicale mai tagliato e infinito, che si rinnova di generazione in generazione: la Storia avanza, il mondo cambia, la potenza della femminanza no: e, infatti, tutta la seconda parte del libro si rivela essere il passaggio di testimone tra la protagonista, Camilla, e sua figlia, l’ultima, la prescelta affinché il detto e il non detto della Cerchia, la forza motrice della vita, passi da una generazione all’altra.


La storia del libro è fatta di tante storie, che si intrecciano, spariscono, poi tornano, in un flusso vitale coerente e incoerente al tempo stesso, come lo sono i rapporti, le relazioni, i silenzi e gli addii che viviamo nella nostra esistenza. Ma c’è un comune denominatore, un fattore che torna cadenzato in tutto il libro: il parto. Il momento della nascita è descritto spesso con minuzia di particolari; e il momento successivo è diverso ogni volta: c’è chi partorisce e si uccide, chi partorisce e si fa mangiare dalla follia, chi partorisce e muore serenamente. Di fatto, il parto coincide sempre con una morte: morte e rinascita di quella donna che si fa impadronire dal segreto della vita. Il segreto della vita lo si fronteggia: e la potenza dell’incontro può uccidere o può creare quel legame che solo le donne hanno con il senso più profondo della Natura e delle Cose. 


La storia è complessa, ma il linguaggio, complesso anch'esso, antico e moderno allo stesso tempo, ci cattura e ci traghetta attraverso le vite e le epoche, in un connubio interessantissimo tra linguaggio alto e dialetto. È una storia che, se letta con la giusta attenzione, è in grado di riportare ognuna di noi a contatto stretto con la storia della propria famiglia, con quelle narrazioni suggestive e un po’ misteriose che, nei decenni, hanno portato fino a noi. 


Commenti